Tornare.

Tornare, ricongiungersi con la propria casa e le proprie radici. Tornare indietro è il movimento che conferisce un senso, forse il suo senso più profondo, al viaggio.

Ma che cosa vuol dire tornare? Che cosa vuol dire farlo dopo un anno?

Quando si è ancora nel limbo, non più nel luogo di partenza e non ancora in quello di arrivo, vuol dire avere paura, correre il rischio di essere un estraneo a casa propria e di non appartenere più a nessun luogo, per poi scoprire che è come se non ci si fosse mai salutati; vuol dire che tu sei ancora tu, ma qualcosa, la somma di tutte le esperienze accumulate, ha inevitabilmente cambiato il tuo punto di vista.

Vuol dire scoprire che i tuoi amici, fidanzati da una vita, hanno deciso di sposarsi e che gli altri non sono più una coppia, ma un trio.

Vuol dire trovare la tua camera pulita come non è mai stata, ordinata, profumata e di un colore nuovo. Vuol dire che non dai più per scontata la comodità del tuo letto. Vuol dire renderti conto che tuo fratello piccolo è più alto di te di 20 centimetri e che, poi, tanto piccolo non è più. Vuol dire avere la conferma che gli occhi della tua mamma sono i più brillanti del mondo. Vuol dire lasciare un cane e trovarne due, lasciare un gatto e non trovarne più nessuno.

Vuol dire fare i conti con l’assenza della persona che hai potuto salutare prima di partire, ma che, purtroppo, non puoi più riabbracciare.

Vuol dire guidare dalla parte giusta della strada.

Vuol dire continuare a vivere con un piede nell’emisfero boreale e uno in quello australe. Vivere con 10 ore di ritardo rispetto alla tua vita normale. Vuol dire arrivare con l’ora solare, abituarvisi e cambiarla con quella legale, ma nel frattempo l’ora cambia anche dall’altra parte del mondo e tu cominci a fare una gran confusione con tutte queste ore e alla fine opti per la scelta meno pratica: il tuo orologio continua a segnare l’ora di Sydney, così saprai sempre che cosa stanno facendo i tuoi amici. Vuol dire riuscire a dimenticare abitudini e routine, per viverne altre che non ti appartengono più. Vuol dire trovare la pazienza di ricostruire.

Vuol dire pensare all’Oceano, alle onde, al vento, e non poterli vedere, sentire e toccare, ma sapere che sono diventati parte di te e che difficilmente potrai farne a meno. Vuol dire che ogni volta che ti accorgi che la luce entra dalla finestra con quella particolare angolazione e quella particolare intensità vorresti non essere mai tornato. Vuol dire che ogni volta che ascolti quella canzone, più per caso che per scelta, ti devi impegnare con tutte le tue forze per evitare di piangere.

Vuol dire mettere il punto a un capitolo, fermandosi a respirare e a pensare al significato di quello che si è appena scritto, cercando di capirlo. Vuol dire fare il bilancio di un anno.

Vuol dire avere un programma, ma vivere in quel momento dove tutto è possibile e sapere che difficilmente riuscirai a rispettarlo.

Vuol dire riposarsi, finalmente.

E vuol dire rivedere queste facce.

Friends

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3 pensieri su “Tornare.

  1. Che bello questo post, mi è piaciuto proprio tanto.
    Spesso in questi giorni mi domando spesso che cosa vorrebbe dire tornare, per me. Io che non ho tutti questi problemi di fuso orario, ma che al tempo stesso mi sembra di vivere lontana anni luce dalla realtà di casa, e tu mi puoi capire bene 🙂
    Mi spaventa tantissimo, eppure in certi momenti mi sembra l’unica cosa che voglio realmente, ma appena mi convinco di questa cosa mi prende un groppone allo stomaco che non capisco, l’idea di andarmene da qui mi spiazza, mi manda in panico.
    Tre anni e mezzo non sono pochi, e comunque sento che ora mi sono adattata non poco alla mia vita qua.
    Forse ho paura di questo, di non riuscire più a riconoscere la mia vita, non lo so, di non riuscire più a sentirmi parte di essa.
    Eppure ad un certo punto bisogna tornare, vero?
    O forse no?

    • Grazie mille, Fede! 🙂
      Sai, leggendo il tuo commento mi è subito venuta in mente una domanda e probabilmente tu meglio di altri puoi darmi una risposta: non credi che, decidendo di partire, di costruire qualcosa da un’altra parte, quello che abbiamo lasciato qui sia soggetto a un processo di erosione, lento ma costante? Tutto cambia così in fretta, anche quando sembra sia rimasto tutto uguale.
      Siamo noi a costruire la vita intorno a noi e a inseguirla quando ha in mente di tirarci qualche scherzo. Credo che la nostra vita sia in ogni istante che stiamo vivendo, qui e ora. Forse la tua, come la mia, non è più tanto legata a questo posto, di cui comunque non riusciamo a dimenticare niente.
      Sì, a un certo punto bisogna tornare per forza, ma per fortuna possiamo decidere per quanto 🙂

      • Non saprei sai. Io tante volte quando torno a casa ho la sensazione che niente sia cambiato, o meglio, che i cambiamenti che si sono succeduti negli anni non abbiano avuto un gran peso. Trovo le stesse persone, con gli stessi dubbi, gli stessi problemi, tranne qualche rarissima eccezione. Forse sarò io che sono cambiata tanto e che non riesco ad immaginare come sarei potuta diventare (o rimanere la stessa) se fossi rimasta a casa. Ho come l’impressione che tornare a casa voglia dire tornare indietro nel senso stretto del termine, anche se so che sono cambiata e questa evoluzione non me la toglierà niente e nessuno. Però mi spaventa, non poco.

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